Il progettista

Il progettista di villa Farnesina è stato Baldassarre Peruzzi (1481 –  1536), architetto, pittore, scenografo studioso dell’architettura e ingegnere militare italiano;   uno dei pochi artisti che può considerarsi un “uomo universale”, a pari di figure come Raffaello, capace di incidere sullo sviluppo delle arti in moltissimi settori.

Il periodo formativo a Siena

Baldassarre Tommaso Peruzzi, nato il 7 marzo 1481 ad Ancaiano, nell’attuale comune di Sovicille, si formò come pittore a Siena con Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini al seguito del quale è probabile abbia iniziato un’attività architettonica, visto che gli è generalmente attribuito, a soli vent’anni, un ruolo progettuale per la Villa le Volte della famiglia Chigi.
Anche il suo trasferimento a Roma nel 1503 fu dovuto probabilmente alla protezione dei potenti Chigi ed in particolare di Agostino, banchiere papale.

Continuò però ad avere contatti con Siena: infatti nel 1504 sembra sia stato aiuto del Pinturicchio durante la realizzazione degli affreschi nella Biblioteca Piccolomini, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e gli viene anche attribuito un ruolo nel cantiere della chiesa di San Sebastiano in Valle Piatta (c.1507).

Giunto a Roma, Peruzzi, dopo un periodo di collaborazioni, cominciò a lavorare autonomamente, dapprima prevalentemente come pittore, con un’evoluzione del suo stile a contatto con il grande fermento artistico che caratterizzò la città nel primo Cinquecento locale, dominato da figure come il Bramante e in particolare Raffaello Sanzio, che lo influenzò profondamente facendogli  abbandonare i modi pittorici di Pinturicchio.

Il suo mecenate e protettore Agostino Chigi gli affidò, probabilmente a partire dal 1506 la progettazione della sua villa sulTevere, poi conosciuta come Villa Farnesina, la cui realizzazione ebbe notevole risonanza e impose il nome dell’architetto nell’ambiente culturale, anche perché a partire dal 1511, completate la murature, la residenza fu oggetto di una grande campagna di affreschi che coinvolse i maggiori artisti del momento.

Lavorò per importanti famiglie e per i vari papi del periodo. A Peruzzi si devono i mosaici della cappella di Sant’Elena nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Nel 1516-17 fu impegnato nelle decorazioni di Santa Maria della Pace sotto la guida di Raffaello.

Dal 1514 comincio’ ad occuparsi anche di scenografia teatrale, progettando la scena prospettica per la messinscena romana de La Calandria del Bibbiena.

Cominciò ad occuparsi anche della fabbrica di San Pietro, in posizione subalterna, venendo quindi in contatto con Bramante di cui fu aiuto. La sua collaborazione al cantiere continuò anche con Raffaello. Nel secondo decennio del secolo fu attivo anche nel cantiere del Tempio di Santa Maria della Consolazione a Todi, anche se non è stato appurato definitivamente il suo probabile apporto progettuale.

A Roma Peruzzi si dedicò intensamente allo studio dei resti antichi ricavandone molti disegni e rilievi. Il rapporto con l’antico, come per gli altri architetti della sua generazione, fu al centro della propria ricerca architettonica, insieme ad una personale rilettura dei temi dell’architettura bramantesca e raffaellesca.

Peruzzi cominciò ad affermarsi come artista autonomo ed a lavorare anche fuori Roma. Nel 1515, venne chiamato a Carpi dove progettò la nuova facciata della chiesa romanica di Santa Maria in Castello, utilizzando uno schema compositivo, sperimentato da Bramante a Roccaverano e poi divulgato da Palladio, che prevedeva il sovrapporsi sullo stesso piano di due ordini architravati di diversa altezza. Progettò inoltre il Duomo di Carpi della città con una pianta che richiama la basilica di San Pietro ed intervenne sul cantiere della chiesa di San Nicola di Bari. A Carpi, sotto la direzione di Alberto III Pio signore della città, fu autore anche del riassetto urbanistico del centro e costruì il portico del grano; lavorò inoltre alla sistemazione della piazza antistante il duomo ed al rifacimento e ampliamento di Palazzo Pio.

A partire dal 1519 lavorò alla progettazione ed all’esecuzione (con il fratello Pietro) della nuova ala del Palazzo Orsini a Bomarzo.

Nel 1520, alla morte di Raffaello, subentrò a Raffaello sul cantiere della chiesa di Sant’Eligio degli Orefici e assunse l’incarico di coadiutore della Fabbrica di San Pietro che fino a quel momento era stato di Antonio da Sangallo il Giovane, divenuto primo architetto. In questi anni Peruzzi affrontò la continua ricerca di invenzioni spaziali, documentata da disegni, rilievi e studi architettonici (come per esempio i progetti per San Giovanni dei Fiorentini), nei quali affronta il tema della pianta centrale su schemi policentrici che risalgono a Bramante, con un impeto sperimentalista che non trovò realizzazione. Nell’ambito di tale ricerca progettuale Peruzzi propose un progetto per il completamento della basilica di San Pietro, che prevedeva, a differenza di quanto proposto da Raffaello, la realizzazione di una chiesa a pianta centrale come mostra un disegno, pubblicato da Sebastiano Serlio nel libro III del suo trattato, I sette libri dell’architettura. Si occupò anche della continuazione dei lavori al cantiere del Cortile del Belvedere, progettato da Bramante.

Tra il 1522 ed il 1523 soggiornò a Bologna, chiamato per il completamento della facciata di San Petronio per la quale predispose alcuni progetti, poi non realizzati. A Bologna realizzò il portale della chiesa di San Michele in Bosco, il Palazzo Lambertini (poi trasformato nel tempo e definitivamente demolito nel 1911), il progetto per la Cappella Ghilisardi nella basilica di San Domenico (progetto forse del 1523, realizzazione tra 1530-34) ed un famoso cartone con L’Adorazione dei Magi, oggi allaNational Gallery di Londra, trasposto poi in un dipinto su tela di Girolamo da Treviso.

Nel 1523 rientrò a Roma e realizzò la sepoltura di Adriano VI nella Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Peruzzi fu anche uno specialista di apparati effimeri realizzando nel 1524 l’allestimento per l’incoronazione di Clemente VI

Di ritorno a Siena

Nel 1527, durante il Sacco di Roma fu fatto prigioniero dagli spagnoli e riuscì a farsi liberare pagando un riscatto e raggiungendo rocambolescamente Siena dopo uno sbarco a Porto Ercole. A Siena divenne architetto della Repubblica, e del cantiere del Duomo e lavorò a numerosi altri edifici civili, religiosi e militari. partecipò all’assedio di Firenze, dalla parte degli assedianti, inviato dalla Repubblica senese.

Partecipò alla rafforzamento delle fortificazioni della città in un continuo conflitto con Firenze, che culminò, in seguito, nella guerra del 1552-1555. A questo riguardo, più che per una singola opera, il Peruzzi è celebre per aver contribuito alla definizione della Fortificazione alla moderna, applicando gli studi relativi alle nuove strategie di difesa necessarie davanti alle nuove armi “da fuoco”. Bastioni e fortificazioni medievali non si adattavano più alle tattiche cinquecentesche, ed egli fu tra coloro che elaborarono e tradussero in pratica le nuove necessità, con elementi nuovi come il bastione angolare senza “punti ciechi” sul vertice.

Nella sua città natale costruì pure il Castello di Belcaro e lavorò al Palazzo Celsi-Pollini in Pian dei Mantellini, oggi molto alterato.

Negli anni a cavallo tra il terzo ed il quarto decennio del XVI secolo fu impiegato dalla Repubblica senese per realizzare o rafforzare anche fortificazioni del territorio ed in particolare della Maremma dove fu incaricato dalle autorità senesi di verificare tutte le fortificazioni.

Tra le opere militari di questo periodo che si sono attribuite al Peruzzi ci sono il  Castello di Montepò (1529-30), nel comune di Scansano, nella Maremma toscana, il rafforzamento con bastioni delle mura di Torrita di Siena (1529), il rafforzamento le mura di Orbetello.

Fu molto amico e parente del pittore senese Beccafumi.

Ultimo periodo romano

Nonostante gli incarichi senesi, negli ultimi anni tornò a Roma, dove, nell’ultimo periodo della sua vita, fu reintegrato come architetto della fabbrica di San Pietro e manifestò pienamente le sue idee architettoniche libere e spegiudicate, realizzando la  villa a Montemario di Blosio Palladio ma soprattutto quello che è considerato il suo capolavoro: il Palazzo Massimo alle Colonne. Con tale sperimentale stile architettonico si pose tra i principali protagonisti del Manierismo.

Vasari riferisce che morì vecchio, in grande povertà, con una numerosa famiglia da mantenere e probabilmente avvelenato da rivali professionali. È probabilmente sepolto nel Pantheon non distante dal suo maestro Raffaello.

Lo studio dell’Antico

Lasciò un ampio corpus di disegni di grande qualità grafica comprendente progetti architettonici, studi teorici, rilievi e ricostruzioni archeologiche.

Peruzzi pensò di utilizzare una parte di tale materiale per un libro sulle antichità di Roma e per un commentario a Vitruvio che però non si concretizzò mai, mentre il materiale grafico, rimasto agli allievi fu disperso. Almeno una parte di questo materiale fu a disposizione di Sebastiano Serlio che lo utilizzò per la sua opera trattatistica. In tal modo le ricerche più sperimentali di Peruzzi ebbero modo di esercitare la sua influenza sulla cultura cinquecentesca europea.

Testimonianze artistiche apprezzabili sono state lasciate anche dal figlio, Giovanni Sallustio Peruzzi, e dal fratellastro Pietro Antonio di Andrea.

Opere

La fortuna critica dell’opera architettonica di Peruzzi declinò rapidamente dopo il XVI secolo. Mentre i contemporanei lo considerarono uno dei massimi artisti del secolo come risulta nelle opere di Vasari, Palladio, Serlio, Cellini, nei secoli successivi fu presto dimenticato, fino alla riscoperta novecentesca. Risulta pertanto piuttosto difficile, a parte le opere maggiori, completare il regesto dei progetti. Tuttavia tutte le ricerche contemporanee confermano le attribuzioni vasariane ed arricchiscono l’elenco delle opere peruzziane.

Villa Farnesina

La villa Farnesina Chigi, straordinaria opera giovanile, progettata probabilmente a partire dal 1506, nacque come villa in posizione extraurbana, il località “La Lungara” sulla riva del Tevere, per il banchiere senese Agostino che aveva accumulato una grande fortuna dai proventi della vendita dell‘allume della Tolfa e che a Roma godeva della protezione di papa Leone X e fu un importante mecenate. La villa passò nel 1590 in possesso ai Farnese, da cui l’attuale nome. La pianta simmetrica ad U che consente uno stretto legame tra il giardino e la villa, richiama modelli vitruviani. L’architettura si distacca dai modelli correnti nella Roma di inizio secolo, per la mancanza di bugnato, e l’assenza del forte rilievo plastico degli ordini in facciata, ridotti a paraste. Gli interni furono affrescati secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza affidato a da grandi artisti: lo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) e Sodoma. Anche l’esterno fu affrescato, anche se rimangono oggi solo piccole tracce non leggibili.

 

Cappella Ghisilardi

Il progetto per la cappella della famiglia Ghisilardi fu forse lasciato durante il soggiorno bolognese oppure inviato da Roma più tardi. I lavori si svolsero tra il 1530 ed il 1535 senza la presenza di Peruzzi in cantiere. Tuttavia l’edificio realizzato, che si impone con la sua mole di laterizio scandita da lesene doriche ed archi, sulla facciata dell’antica chiesa di San Domenico, conserva i segni del suo sperimentalismo linguistico, soprattutto nell’interno a croce greca con quattro colonne angolari libere a reggere la copertura, secondo modelli che vanno da mauselei tardo antichi alla chiesa di San Bernardino ad Urbinodel suo vecchio maestro Francesco di Giorgio Martini.

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