Il committente

Agostino Chigi, detto il Magnifico fu uno dei maggiori mecenati del Rinascimento romano ed uno dei personaggi più in vista della Roma dei primi decenni del XVI secolo, dove fu in rapporti di affari  con i pontefici Alessandro VI, Giulio II e Leone X.

Era un esponente di una importante famiglia di banchieri e imprenditori di Siena, dove nacque il 29 novembre  1466,  figlio di Mariano Chigi (1439-1504), banchiere con due banchi a Siena e a Viterbo che ebbe anche prestigiosi incarichi politici nella Repubblica:  gonfaloniere nel 1485, console nel 1490, capitano nel 1493 e ambasciatore presso papa Alessandro VI nel 1502. Mentre l’altro figlio  Sigismondo (1479-1525)  rimase a Siena a seguire gli affari di famiglia, Agostino dopo l’apprendistato con il padre,  nel 1487  fu mandato a Roma, per lavorare  al banco di Giulio e Antonio Spannocchi che gestiva le finanze vaticane dopo l’ascesa al soglio pontificio di Alessandro VI nel1492.

Agostino riuscì a  instaurare un duraturo rapporto personale con il papa a cui finanziò le imprese belliche del figlio, Cesare Borgia.  Prestò soldi a Guidobaldo da Montefeltro, a Piero de’ Medici e nel 1502 fondò a Roma il Banco Chigi, assieme al padre e all’amico Francesco Tommasi, posto in via de’ Banchi.

Il C. dovette comunque la sua fortuna all’appalto concessogli da Alessandro VI e in seguito rinnovato da Giulio II e Leone X, per l’estrazione e il commercio dell’allume di cui era stata scoperta da Giovanni di Castro, nel 1460, un’ingente quantità presso Tolfa. La felice intuizione del giovane banchiere consistette nel non essere solo finanziere ma anche commerciante, sostenendo l’una attività con l’altra. Per questo, non limitò la sua attività all’estrazione del minerale, ma si occupò di coprire il ciclo completo, fino alla vendita diretta.

Le cave erano localizzate sul fianco meridionale del monte detto delle Grazie, a quattro chilometri da Tolfa. Il Chigi, dopo aver preso l’appalto, vi costruì nei pressi il villaggio di Allumiere, a cinquecento metri sul mare, fornito di case per operai, strade e servizi, considerato come uno dei primi esempi di capitalismo illuminato.

La sua  era enorme, come la varietà dei suoi interessi imprenditoriali: i suoi dipendenti erano ventimila, comprò Porto Ercole, aprì una tipografia, aveva l’appalto delle dogane e delle saline dello stato pontificio.

Alessandro Chigi fu dunque al centro della vita economica e sociale di Roma, organizzò delle sfarzose feste in Vaticano per divertire i papi e in quel periodo iniziò la sua opera di mecenatismo che lo portò a contatto con i più grandi artisti della sua epoca. Ordinò la costruzione sulla riva destra del Tevere di una sontuosa dimora di rappresentanza, circondata da un grande giardino, lontana dalla promiscuità della città, ma posta a poca distanza da essa e dal Vaticano.

Villa Farnesina presto divenne uno dei luoghi più frequentati da artisti e uomini di potere dell’epoca e fu per Agostino la rappresentazione fisica del suo potere e del suo prestigio.

La villa fu affrescata da grandi pittori, primo fra tutti Raffaello, da poco giunto a Roma, a cui Agostino commissionò  l’illustrazione della favola di Amore e Psiche tratta da Le metamorfosi di Apuleio in quella che verrà in seguito denominata Loggia di Psiche, al pianterreno nella Villa Farnesina, anche per celebrare il suo amore per l’amante Francesca Andreazza (o Ardeasca, o Ordeaschi), veneziana di umili origini, che sposò nel 1519  con rito officiato dallo stesso Leone X e che gli diede 4 figli. 

Morì poco dopo a 55 anni: i suoi funerali furono un ulteriore trionfo a cui parteciparono migliaia di persone. È sepolto a Roma, in Santa Maria del Popolo, nella tomba della Cappella Chigi progettata da Raffaello. Francesca dopo la nascita di un quinto figlio, morì, forse avvelenata, sette mesi dopo Agostino.

Tra le opere commissionate da Agostino vi è anche la Cappella Chigi in Santa Maria della Pace,  anch’essa progettata da Raffaello.

La famiglia Chigi rimase a Roma occupando una posizione importante e raggiunse nuova gloria con l’elezione a pontefice del cardinale Fabio Chigi col nome di Alessandro VII.  In seguito ci furono diversi cardinali e la famiglia possedette anche quello che oggi chiamiamo palazzo Chigi.

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